Il X Convito biennale dei Verbanisti, tenutosi l’8 giugno 1997 a Brissago all’Albergo Brenscino,
è stato inserito nel
II Festival Leoncavallo, grazie alla collaborazione del locale ente
turistico e del suo direttore Francesco Caccia. Inutile sottolineare la bellezza dell’ambiente,
del panorama e del parco, e il servizio eccellente che ha fatto cornice ai lavori, svoltisi la
mattinata e il pomeriggio e conclusi con la visita alla mostra
Pagliacci, storia di un
melodramma, organizzata nel palazzo comunale dal maestro Graziano Mandozzi; una mostra con
ricca documentazione, anche fotografica, e coi costumi teatrali usati per varie rappresentazioni
dell’opera, che il curatore illustrò ai convenuti.
Il convito, coordinato dallo scrivente, tendeva ad affermare la presenza verbanista anche negli
interessi musicali riguardanti le rive del nostro lago, attraverso la riflessione storica su quanto
avvenne in diverse occasioni di un recente passato (la fine del XIX secolo e l’inizio del XX), senza
con ciò volerne esaurire o sistemarne definitivamente il panorama. Si è voluto cioè riunire
riflessioni storiche solo all’apparenza disparate, ma che, a nostro avviso, possono stabilire una
‘rete’ di relazioni, utili per sviluppare ulteriori indagini, che saranno le benvenute.
Compito di inserire il convito nel
Festival Leoncavallo era del maestro Graziano Mandozzi
di Minusio, animatore della iniziativa, che da anni si dedica allo studio del compositore. La sua
breve relazione era destinata a fissare la situazione alla fine dell’800, quando Leoncavallo soggiornò
sul lago, a Pallanza, Cannobio e Brissago, in relazione costante coll’ambiente locarnese
(ad es. con Angelo Nessi e Filippo Franzoni) e idealmente ‘padrino’ del teatro Kursaal.
Mandozzi ha documentato la popolarità del musicista e delle sue opere, da
Zazà al
Rolando da Berlino, e il suo vivace inserimento nel paese.
Di seguito ha parlato il prof. Laureto Rodoni di Biasca, su un argomento quasi sconosciuto ai più:
le relazioni tra il musicista Ferruccio Busoni e il pittore Umberto Boccioni, culminate nel
soggiorno a villa San Remigio di Pallanza, ospiti del marchese Silvio Della Valle di Casanova,
nel giugno-luglio 1916. Il testo che pubblichiamo [
su Verbanus 19-1998] con ampie note ci
esime dal riassumere queste ricerche di estrema importanza che, siamo certi, faranno ricordare a
lungo questa pubblicazione nelle biografie sul futurismo e sulla musica attorno agli anni ’20.
Nel pomeriggio è intervenuto il prof. Ettore Napoli, docente di Estetica e Storia della Musica al
Conservatorio "G. Verdi" di Milano, su
Umberto Giordano e il tramonto del melodramma italiano.
Lo studioso, ricondando l’opera del compositore -che soggiornò a Pallanza, Baveno e poi, durante la
guerra, a Luino- ha inquadrato in modo molto convincente la ricerca di un rinnovamento del melodramma
attraverso l’«esotismo», dal tardo Verdi a Puccini e Giordano. Così la linea di
Butterfly, Turandot
e
Fedora si affianca a quella della tradizione artistica "verista" e "scapigliata", dell’una e
l’altra
Bohème, di
Pagliacci o di
Cavalleria; questa riflessione collega quindi
le riflessioni di Mandozzi a quelle di Napoli. Viene in tal modo individuato, a nostro avviso, attraverso
una serie di tipici tentativi successivi, lo sforzo di rinnovare la tradizione operistica risorgimentale e
romantica, che ormai accusava stanchezza.
La parte ufficiale del convito offriva una quarta relazionesul compositore intrese Bartolomeo
Franzosini (1768-1853), personalità poliedrica di imprenditore, architetto e, per lungo tempo, maestro
di cappella e organista presso la collegiata di San Vittore. Ne riferirono i dr. Riccardo Zoja
e Roberto Olzer, che dopo aver caratterizzato l’attività del distinto personaggio, segnalarono nuovi
ritrovamenti e attestarono come le composizioni fossero destinate a sottolineare, oltre gli avvenimenti
religiosi, anche ricorrenze politico-religiose nell’ambiente piemontese del tempo.
Nella discussione che ne è seguita, con osservazioni sull’evoluzione della pittura futurista di
Boccioni e sulla concezione artistica del grande musicista Busoni (1866-1924), che -secondo
il coordinatore della giornata- con la
Sonatina seconda per pianoforte (1910) ha
preannunciato la musica seriale, è intervenuto il maestro Carlo Piccardi, con una documentatissima
relazione sulle iniziative asconesi di Wladimir Vogel che condussero ad una riunione di musicisti
dodecafonici ad Orselina nel 1948, preparatoria d’un congresso a Milano nell’anno successivo. Vogel
era stato allievo di Busoni e aveva assimilato l’insegnamento di Schönberg (come Riccardo Malipiero
e Luigi Dallapiccola in Italia) e la pagina ricordata da Piccardi è di estremo interesse nella storia
culturale della regione. Ecco perché la pubblichiamo -con riconoscenza per l’autore- in questi atti
del nostro convito.
Chi ha vissuto direttamente o per riflesso questi eventi sa bene come, soprattutto in questi tempi,
pronti a far sparire ogni ricordo, l’opera di documentazione non può essere rinviata. Per questo
ringraziamo gli autori per l’impegno profuso nella ricerca e nel fornirci tempestivamente testi e
documenti.
Romano Broggini, in Verbanus 19-1998, pp.11-13