Verbanus 21 - 2000: presentazione del nuovo volume


 

«Mutata veste, non anima» (come recita il colophon) Verbanus 21-2000 ha visto la luce il venti maggio presso Àncora Arti Grafiche, di via Benigno Crespi, a Milano. Come per il passato, anche questo numero di Verbanus si aggira intorno alle cinquecento pagine, ricche di studi, notizie e novità. Ecco quindi una breve descrizione per comodità del lettore, che comunque può trovare il sommario completo e gli indici analitici in questo stesso sito, alle pagine Verbanus 21-2000 e suoi Indici.
Dopo il resoconto di Romano Broggini sul XI Convito dei Verbanisti tenutosi a Verbania il 30 maggio 1999 e dedicato a «Villa S. Remigio centro di cultura europea» e una utile Premessa all'esecuzione di pezzi musicali busoniani di A. Bonatta (Ferruccio Busoni: premessa all'esecuzione), il lettore ritrova le parole pronunciate nell'occasione da Ettore Brissa e relative ai Percorsi casanoviani e ai legami con la cultura europea di Silvio Della Valle di Casanova. Laureto Rodoni riprende tale concetto esaminando con passione e meticolosità Il carteggio tra Ferruccio Busoni e Silvio della Valle di Casanova.

   
Abbandonate le pagine sul Convito, si entra nel pieno di Lettere ed Arti, ancora con Ettore Brissa. Il quale regala al lettore, con Goethe al caffè e altre epifanie, la narrazione di un "divertimento" visionario di Gerhardt Hauptmann, scrittore tedesco scomparso nel 1946 che ebbe a stendere un racconto ("Mignon", già intitolato in prima battuta "Stresa-Novelle") scaturito dall'innesto delle esperienze, reali e immaginarie, fatte da Hauptmann nel corso del suo ultimo soggiorno a Stresa nel 1932. Sul versante della prosa italiana, Vittorio Grassi riserva un bel ricordo a Mario Soldati e al suo Vergante («Nell'orizzonte di quei monti e di quel lago, che prediligevo»). Con Ottavio Lurati invece, dalla letteratura "pura" si passa all'etimologia e alla toponomastica, in approfondite e interessanti considerazioni linguistiche e antropologiche su due vocaboli (Quali i modi con cui l'uomo legge la natura? Nuove letture per due casi specifici: 'golena' e 'grezzo').

Per le arti pittoriche, Valentina Assandria compie una vasta ricognizione sul Culto e iconografia della Madonna del Rosario nella pieve di Intra. Frutto della sua tesi di laurea, il lavoro esamina con abbondante bibliografia e ricchezza di immagini le opere pittoriche devozionali spesso suscitate dalla pietà delle ricche confraternite verbanesi e commissionate ad artisti di chiara fama. Ilaria Sargenti mette finalmente in chiaro la breve vita di Ferdinando Ramponi, valente pittore di Sessa in Canton Ticino, che la morte in battaglia durante la prima guerra mondiale privò di meritata fama (Ferdinando Ramponi, cenni biografici e artistici).
Riprendendo Vincenzo De Vit e le indispensabili pagine del suo Il lago Maggiore, Stresa e le isole Borromee, Valerio Cirio, Renzo Ferrari e Alessandro Pisoni stendono una storia del piccolo oratorio montano di Sant'Eurosia del Mottarone, voluto nel 1678 da Carlo IV Borromeo Arese in memoria della giovane moglie, Giovanna, morta di parto («A lenimento di tanto duolo». La chiesa di S. Eurosia del Mottarone). Si acquisisce un particolare interessante, relativo alla progettazione dell'edificio, dovuta all'illustre architetto milanese Andrea Biffi. Lo studio è dedicato alla memoria di una cara amica del Verbano e dei Verbanisti, Enrica Zanolini, scomparsa nel marzo 2000.

Un'altra tesi, un'altra storia: la tesi è quella di Chiara Ricciardella, l'argomento è la statistica economica relativa ai flussi commerciali verbanesi di fine secolo XVI (Note statistiche sul commercio verbanese a fine '500. Il registro del gabelliere di Arona per il 1593). Lo studio definisce le tipologie di merci e le classi mercantili attive sul Verbano, le zone di origine, e cerca di chiarire i motivi della prevalenza di certi scambi e i tempi dell'anno in cui i commerci avevano luogo. Marc'Alvise de Vierno porge al lettore il frutto di anni di ricerche sulla famiglia Branca; con produzione di abbondante documentazione archivistica, l'autore ha modo di delineare le molte ramificazioni, tra Baveno, Brissago, Cannobio, Pallanza, Milano del vigoroso ceppo dei Branca (L'albero dei Branca ha radici nel Verbano). Fabrizio Panzera, riprendendo le pagine di Romano Broggini (Verbanus 20), offre Notizie ad Ascona dell'Elvetica e della Cisalpina nei carteggi dei fratelli Caglioni; è la storia della Svizzera degli anni repubblicani (1798-1800) vista da due importanti esponenti della vita pubblica e politica ticinese di fine Settecento. Sullo stesso periodo storico, convulso e agitato da rivolgimenti epocali, Alessandro Pisoni conclude il lavoro iniziato su Verbanus 20, pubblicando le Cronache borromee dal Verbano della prima Cisalpina, agli anni 1797-1799.

Utilizzando e ampliando il lavoro intrapreso per la propria Storia di Luino e delle sue Valli, Pierangelo Frigerio discorre della Lega cattolica del lavoro nel Luinese (1901-1926): argomento che fornisce spunto per futuri studi sui movimenti politici sociali di inizio Novecento sull'intero Verbano. Nella rubrica DOCUMENTI PER LA STORIA ECONOMICO-SOCIALE DEL VERBANO, riprendendo ed arricchendo gli studi di P. Macchione (La sponda operosa, Varese 1997) con documentazione tratta dagli archivi varesini e comaschi, Beppe Galli e Antonio Trapletti elencano vecchie e sconosciute Industrie della "sponda magra" (sec. XIX).

Quodlibetalia si apre con I SENTIERI DELLA MEMORIA: bibliograficamente completo, godibilissimo anche a chi non sia esperto o appassionato di etnografia è lo studio di Fabio Copiatti e Lilia Massera su "La corta gonnella". Il costume tradizionale di Cossogno; Raffaele Fattalini salva invece la memoria di una vita laboriosa trascorsa sul lago: sono le Storie di barcaioli. Camillo e Orsolina, biografia di Camillo e Orsola Minerva, di Solcio. L'articolo è in memoria di un raffinato bibliofilo e collezionista di carte verbanesi, Luigi Zipoli.
Curiosa segnalazione (I corni del santo) ospitano le SCHEDE BIBLIOGRAFICHE, cui da tempo Roberto Gabbani non fa mancare spunti e pagine; questa volta Gabbani commenta una Oratione / in lode / di San Carlo Borromeo, pomposa opera di Modesto Visconti (Milano, Ponzio & Piccaglia, 1612), ironizzando sui paragoni arditi che l'autore compie mettendo a confronto san Carlo Borromeo ... e un intero bestiario di virtù. Altro bibliofilo affezionato a Verbanus, Sergio Baroli, tratta della vita e delle origini luinesi di Francesco Luini (1740-1792), un gesuita contestato e matematico esimio. Sara Talli Nencioni estrae dalla propria tesi di laurea una dettagliata vita di Ernesto De Angeli (1849-1907) industriale, filantropo, politico illustre.

La rubrica LE VITE deve purtroppo registrare annualmente la perdita di amici e di verbanisti di lunga tradizione e militanza: è il caso di Mario Beltrami (1911-1998), di Andrea Cavalli (1912-1999), di Rosanna Zeli (1935-1999), il cui ricordo è affidato rispettivamente a Ettore Brissa e Pierangelo Frigerio, a Giorgio Margarini e Leonardo Parachini, a Romano Broggini.
le CRONACHE si arricchiscono di un contributo di Matteo Guidotti, ideatore dello stemma della nuova provincia del Verbano-Cusio-Ossola (Uno stemma per il VCO): una giudiziosa scelta di simboli araldici, nel rispetto delle tradizioni e della storia verbanesi, ha condotto ad una ineccepibile e apprezzabile definizione delle armi provinciali.
Chiude le quasi cinquecento pagine di Verbanus 21-2000 la nuova rubrica TEMPO RITROVATO. Il Lago Maggiore dall'A alla Z, erede e continuatrice delle Carte ritrovate e dell'Inventario epigrafico. Degli articoli di tale rubrica si darà notizia in altra pagina di questo sito.

Qualche novità riserva la nuova veste grafica, che, mutata rispetto alla tradizionale copertina bicroma che sino al numero 20-1999 scandiva il trascorrer delle annate di Verbanus, non rinuncia però al legame con il passato e a render doveroso omaggio alla maestrìa grafica di Carlo Tronconi, ideatore delle prime copertine della nostra rivista. Mantenendosi il corpo ed il carattere della titolazione, cambia il fondo di copertina, che la redazione per inaugurare la terza deca di Verbanus ha voluto riprendere dall'opera cartografica cinquecentesca del Mercatore; dal suo atlante geografico del 1589 si è presa a prestito una carta geografica, curiosa rappresentazione della Lombardia alpestre e e delle terre svizzere del Vallese, con qualche "licenza" (per non parlar di svarioni...) del cartografo; essa ben si presta a movimentare l'aspetto esterno del volume. Ma le varianti non sono solo formali ed esteriori: all'interno di Quodlibetalia cambia infatti nome la rubrica Carte Ritrovate, che da questo numero comprende pure l'altra, che accoglieva l'inventario epigrafico. Il mutamento è dettato dalla comodità di poter comprendere nella stessa sede testimonianze documentali che in senso stretto carte non sono: fotografie, epigrafi, testimonianze orali, e quant'altro. Non muta però lo spirito; la rubrica (come l'intero Verbanus) è aperto alle collaborazioni esterne, sempre gradite e puntualmente sollecitate.