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«Mutata veste, non anima» (come recita il colophon)
Verbanus 21-2000 ha visto la luce il venti maggio presso Àncora Arti
Grafiche, di via Benigno Crespi, a Milano. Come per il passato, anche
questo numero di Verbanus si aggira intorno alle cinquecento pagine,
ricche di studi, notizie e novità. Ecco quindi una breve descrizione
per comodità del lettore, che comunque può trovare il sommario completo
e gli indici analitici in questo stesso sito, alle pagine Verbanus
21-2000 e suoi Indici.
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Abbandonate le pagine sul Convito, si entra nel pieno
di Lettere ed Arti, ancora con Ettore Brissa. Il quale regala al lettore,
con Goethe al caffè e altre epifanie, la narrazione di un "divertimento"
visionario di Gerhardt Hauptmann, scrittore tedesco scomparso nel 1946
che ebbe a stendere un racconto ("Mignon", già intitolato in prima battuta
"Stresa-Novelle") scaturito dall'innesto delle esperienze, reali e immaginarie,
fatte da Hauptmann nel corso del suo ultimo soggiorno a Stresa nel 1932.
Sul versante della prosa italiana, Vittorio Grassi riserva un bel ricordo
a Mario Soldati e al suo Vergante («Nell'orizzonte di quei monti e di
quel lago, che prediligevo»). Con Ottavio Lurati invece, dalla letteratura
"pura" si passa all'etimologia e alla toponomastica, in approfondite e interessanti
considerazioni linguistiche e antropologiche su
due vocaboli (Quali i modi con cui l'uomo legge la natura? Nuove letture
per due casi specifici: 'golena' e 'grezzo').
Per le arti pittoriche,
Valentina Assandria compie una vasta ricognizione sul Culto e iconografia
della Madonna del Rosario nella pieve di Intra. Frutto della sua tesi
di laurea, il lavoro esamina con abbondante bibliografia e ricchezza di
immagini le opere pittoriche devozionali spesso suscitate dalla pietà
delle ricche confraternite verbanesi e commissionate ad artisti di chiara
fama. Ilaria Sargenti mette finalmente in chiaro la breve vita di Ferdinando
Ramponi, valente pittore di Sessa in Canton Ticino, che la morte in battaglia
durante la prima guerra mondiale privò di meritata fama (Ferdinando Ramponi,
cenni biografici e artistici).
Un'altra tesi, un'altra storia: la tesi è quella di Chiara Ricciardella, l'argomento è la statistica economica relativa ai flussi commerciali verbanesi di fine secolo XVI (Note statistiche sul commercio verbanese a fine '500. Il registro del gabelliere di Arona per il 1593). Lo studio definisce le tipologie di merci e le classi mercantili attive sul Verbano, le zone di origine, e cerca di chiarire i motivi della prevalenza di certi scambi e i tempi dell'anno in cui i commerci avevano luogo. Marc'Alvise de Vierno porge al lettore il frutto di anni di ricerche sulla famiglia Branca; con produzione di abbondante documentazione archivistica, l'autore ha modo di delineare le molte ramificazioni, tra Baveno, Brissago, Cannobio, Pallanza, Milano del vigoroso ceppo dei Branca (L'albero dei Branca ha radici nel Verbano). Fabrizio Panzera, riprendendo le pagine di Romano Broggini (Verbanus 20), offre Notizie ad Ascona dell'Elvetica e della Cisalpina nei carteggi dei fratelli Caglioni; è la storia della Svizzera degli anni repubblicani (1798-1800) vista da due importanti esponenti della vita pubblica e politica ticinese di fine Settecento. Sullo stesso periodo storico, convulso e agitato da rivolgimenti epocali, Alessandro Pisoni conclude il lavoro iniziato su Verbanus 20, pubblicando le Cronache borromee dal Verbano della prima Cisalpina, agli anni 1797-1799. Utilizzando e ampliando il lavoro intrapreso per la propria Storia di Luino e delle sue Valli, Pierangelo Frigerio discorre della Lega cattolica del lavoro nel Luinese (1901-1926): argomento che fornisce spunto per futuri studi sui movimenti politici sociali di inizio Novecento sull'intero Verbano. Nella rubrica DOCUMENTI PER LA STORIA ECONOMICO-SOCIALE DEL VERBANO, riprendendo ed arricchendo gli studi di P. Macchione (La sponda operosa, Varese 1997) con documentazione tratta dagli archivi varesini e comaschi, Beppe Galli e Antonio Trapletti elencano vecchie e sconosciute Industrie della "sponda magra" (sec. XIX). Quodlibetalia si apre con I SENTIERI DELLA MEMORIA:
bibliograficamente completo, godibilissimo anche a chi non sia esperto
o appassionato di etnografia è lo studio di Fabio Copiatti e Lilia Massera
su "La corta gonnella". Il costume tradizionale di Cossogno; Raffaele
Fattalini salva invece la memoria di una vita laboriosa trascorsa sul
lago: sono le Storie di barcaioli. Camillo e Orsolina, biografia di Camillo
e Orsola Minerva, di Solcio. L'articolo è in memoria di un raffinato bibliofilo
e collezionista di carte verbanesi, Luigi Zipoli.
La rubrica
LE VITE deve purtroppo registrare annualmente la perdita di amici e di
verbanisti di lunga tradizione e militanza: è il caso di Mario Beltrami
(1911-1998), di Andrea Cavalli (1912-1999), di Rosanna Zeli (1935-1999),
il cui ricordo è affidato rispettivamente a Ettore Brissa e Pierangelo
Frigerio, a Giorgio Margarini e Leonardo Parachini, a Romano Broggini.
Qualche novità riserva la nuova veste grafica, che, mutata
rispetto alla tradizionale copertina bicroma che sino al numero 20-1999
scandiva il trascorrer delle annate di Verbanus, non rinuncia però al
legame con il passato e a render doveroso omaggio alla maestrìa grafica di Carlo Tronconi,
ideatore delle prime copertine della nostra rivista. Mantenendosi il corpo
ed il carattere della titolazione, cambia il fondo di copertina, che la
redazione per inaugurare la terza deca di Verbanus ha voluto riprendere
dall'opera cartografica cinquecentesca del Mercatore; dal suo atlante geografico del 1589
si è presa a prestito una carta geografica, curiosa rappresentazione della
Lombardia alpestre e e delle terre svizzere del Vallese, con qualche "licenza"
(per non parlar di svarioni...) del cartografo; essa ben si presta a movimentare
l'aspetto esterno del volume. Ma le varianti non sono solo formali ed
esteriori: all'interno di Quodlibetalia cambia infatti nome la rubrica
Carte Ritrovate, che da questo numero comprende pure l'altra, che accoglieva
l'inventario epigrafico. Il mutamento è dettato dalla comodità di poter
comprendere nella stessa sede testimonianze documentali che in senso stretto
carte non sono: fotografie, epigrafi, testimonianze orali, e quant'altro.
Non muta però lo spirito; la rubrica (come l'intero Verbanus) è aperto
alle collaborazioni esterne, sempre gradite e puntualmente sollecitate.
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